Credi nell’amicizia tra uomo e donna?

Il dibattito infiamma due fazioni contrapposte. I più numerosi sostengono che questo tipo di rapporto sia impossibile: un uomo normale non può avvicinarsi ad una donna senza covare istinti riproduttivi. E attaccano a descrivere trame libidinose, degne delle commedie del giovane Lino Banfi. Le sceneggiature allupate hanno poche varianti: gocce di Chanel per i più sofisticati, giarrettiere, discinta sottoveste o latex per altri. Tutti si aspettano, chissà perché, che un giorno l’amica ci proverà. A quel punto l’uomo non potrà tirarsi indietro, pena l’etichetta di “ricchione”. Ci sono termini e concezioni che avrebbero dovuto restare negli anni ’70, come i capelli di Banfi.

Sono sorpreso: Google appoggia lo schieramento dei negazionisti. È ovunque citata una ricerca scientifica che definisce inammissibile l’amicizia uomo donna. La tesi ruota intorno al concetto di errore: in due parole, uomini e donne si fraintendono. Lei, quasi mai attratta dall’amico, è portata a credere che il sostanziale disinteresse sia reciproco e interpreta i segnali di carattere sessuale come gesti di amicizia. Lui, in testa un solo pensiero, cade nell’equivoco contrario.

Alla base della tendenza tutta maschile a sopravvalutare i segnali di disponibilità, c’è l’obiettivo di minimizzare gli errori nella scelta del partner. La questione della riproduzione è molto cara alla selezione naturale: ogni lasciata è persa. Preoccupata dall’idea che poteSsimo farci sfuggire potenziali occasioni, madre natura avrebbe trollato il DNA maschile, marcandoci l’hashtag #JeSuisQuagmire. Siamo programmati per tromb fornicare.

Contro le evidenze scientifiche, io sto con i possibilisti. A ragioneria il rapporto maschi/femmine era di uno a sette. Non ho mai digerito ratei e risconti, ma ho scoperto una straordinaria occasione di crescita nel confronto con le compagne. Le differenze caratteriali nell’amicizia tra uomo e donna non causano litigi, sono costruttive: punti di vista diversi aprono la mente. Il rapporto segue le regole della partita doppia, dare e avere. Ciascuno può assimilare dall’altro le caratteristiche di cui è manchevole.
Il curriculum attesta che so riclassificare un bilancio, ma sono grato all’esperienza scolastica soprattutto per ciò che mi hanno insegnato le amiche: emotività, sensibilità, empatia. Con il tempo hanno smussato la mia incondizionata razionalità.

Ho osservato come gli uomini siano riluttanti all’idea di confidarsi con gli amici maschi, preferendo argomenti di conversazione leggeri che non mettano a nudo la loro fragilità. Tra donne c’è senz’altro maggiore intimità, ma si covano spesso invidie e rivalità.
I misteriosi casi di studio che giurano di vivere un’amicizia mista in modo sano e onesto, beneficiano di un confidente discreto e nutrono sentimenti di stima e rispetto reciproco. Superando ogni forma di possessività, desiderano sinceramente il bene dell’altro, e gli augurano felicità nella vita, nell’amore e nel lavoro.

L’area della relazione all’interno della quale si deve rimanere è chiamata friendzone. Ci si frequenta per il piacere di incontrarsi, apprezzando ciò che l’altro apporta nella nostra vita. La comunicazione è molto importante per evitare fraintendimenti dall’una o dall’altra parte che possano compromettere il rapporto. Sebbene un certo grado di attrazione sia quasi una costante, più o meno inconscia, l’amicizia non lascia spazio a doppi fini. Sono banditi atteggiamenti ambigui o imbarazzanti.

E se lui o lei si accorgessero di provare qualcosa di più? È d’obbligo confrontarsi ed esprimere apertamente i propri dubbi: si deciderà insieme se terminare la relazione di amicizia, dare un nome diverso al rapporto che si sta vivendo o – in assenza di altri vincoli – tentare una relazione amorosa. L’esito della quale potrebbe essere incerto: un amico è come un fratello o una sorella che conosciamo a fondo, fin nei rIsvolti più segreti. Ma il desiderio ha bisogno di mistero e l’affinità non è scontata. A vent’anni dall’uscita de “La regola dell’amico” di Max Pezzali, il ritornello rimane di grande attualità.

Io ci credo, nell’amicizia tra uomo e donna. L’intesa emotiva e l’affetto reciproco, pur essendo di qualità diverse rispetto a quelle provate per chi si ama, possono arricchire entrambe le parti.
Sono schierato con la minoranza, ma parteggio con l’entusiasmo della direttrice di banca. Ci metto la testa, ci metto il mio cuore. Due persone che stabiliscono che tra loro c’è solo un’amicizia, si assumono la responsabilità di non infrangere i paletti del loro prezioso legame. Credo che 200.000 anni di evoluzione ci consentano di imbrogliare la nostra biologia. Siamo esseri sociali e intelligenti. Almeno, alcuni di noi.

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2 risposte a “Credi nell’amicizia tra uomo e donna?”

  1. penso che l’amicizia tra uomo e donna possa esistere nel momento in cui crediamo sia possibile. Ho avuto più di un amico importante e, soprattutto in adolescenza, è inevitabile chiedersi “e se fosse di più?” oppure “e se ci stessimo perdendo qualcosa decidendo che non sia di più?”. Non appena ci lasciamo aperta la possibilità di coltivare un’amicizia, che sia con una persona del nostro o dell’altro sesso, è inevitabile una prima sfumatura di innamoramento: quella che ci fa venire voglia di condividere tempo, emozioni ed esperienze. Quella che fa venire voglia di fidarsi. E nel momento in cui riusciamo a essere onesti con noi stessi e con l’altro/a, nel momento in cui iniziamo a preoccuparci di meno della necessità di dare un nome a un sentimento che non trova la giusta collocazione in una o nell’altra definizione, possiamo trovare lo spazio per costruire un’amicizia importante. sarò forse un po’ naïve, ma se l’amicizia è autentica conta davvero che dall’altra parte ci sia un uomo o una donna?

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